Falcone, Conte: «Occorre fare terra bruciata alla mafia»


«La lotta alla mafia è una battaglia di libertà contro chi vuole confondere la verità con la menzogna, contro la politica deviata, contro l'opacità. La lotta alla mafia è una battaglia per le persone. La lotta alla mafia è una battaglia anche contro la paura», è quanto espresso dal premier Giuseppe Conte, oggi a Palermo in occasione del ventisettesimo anniversario della strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della sua scorta.

«Il mio Governo è impegnato a combattere la mafia in primo luogo sostenendo le forze dell'ordine, organi requirenti e giudicanti nel loro impegno quotidiano Ma occorre anche creare le condizioni affinché non ci sia più bisogno della mafia: - ha aggiunto il premier dall'aula bunker dell'Ucciardone - laddove manca il lavoro, ci sia una rete adeguata che aiuti in questa ricerca e ci sia comunque un reddito per chi l'ha perduto e non ha altre fonti di sostentamento; ci sia una casa per chi l'ha persa; sia sempre garantito il diritto all'istruzione, non manchi mai l'assistenza sanitaria per tutti, anche nei luoghi in cui la politica e l'amministrazione hanno deciso di barattarla con il profitto personale».

Presenti anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente della Camera Roberto Fico, e il ministro dell'Interno Matteo Salvini.

«Chi ha ucciso Falcone e Borsellino ha provocato tanto dolore ma ha anche svegliato il popolo italiano, perché penso che dopo quella bomba nulla è più stato come prima», ha detto Salvini.

«A 27 anni dalle stragi di Capaci e di via D'Amelio - ha affermato dal canto suo Mattarella - legate dalla medesima, orrenda strategia criminale, la Repubblica si inchina nel ricordo delle vittime e si stringe ai familiari».

Il Capo dello Stato ha poi ringraziato «quanti da una ferita così profonda hanno tratto ragione di un maggior impegno civico per combattere la mafia, le sue connivenze, ma anche la rassegnazione e l'indifferenza che le sono complici. I nomi di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina sono indimenticabili. Nella loro disumanità gli assassini li hanno colpiti anche come simboli delle istituzioni democratiche e della legalità».